Come si fanno le previsioni meteorologiche

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Fino agli anni ’80 per prevedere il tempo si utilizzava il cosiddetto metodo sinottico: si deduceva cioè per il futuro la traiettoria delle perturbazioni, e quindi delle nuvole e delle piogge, osservando il loro movimento nelle precedenti 12-24 ore. Chiaramente era un metodo poco sicuro e che dava risultati soddisfacenti solo per previsioni a breve termine.

Oggigiorno invece le previsioni del tempo si basano principalmente sui modelli fisico-matematici di simulazione dell’atmosfera e sui potentissimi computer necessari per utilizzarli. I modelli fisico-matematici difatti sono complessi programmi informatici che contengono tutte le principali equazioni che descrivono la fisica dell’atmosfera: una volta forniti i valori osservati di temperatura, umidità e pressione, il modello, grazie alla enorme mole di calcoli svolti dai potentissimi computer, è in grado di simulare l’evoluzione nel tempo di tutti questi parametri atmosferici.
Interpretando i dati forniti dal computer il meteorologo può così spingersi a prevedere il tempo fino anche a una settimana, e con una precisione e probabilità di successo decisamente superiori a quelle di pionieri.

Attualmente le stazioni meteorologiche disseminate in tutto il mondo sono più di 10.000, molte delle quali si trovano in mare a bordo di imbarcazioni appositamente attrezzate, e a intervalli di qualche ora (ma in certi grandi aeroporti anche di 30 minuti) effettuano misurazioni dei sette parametri fondamentali dell’atmosfera in base ai quali si definisce ogni situazione meteorologica: pressione, temperatura, densità, umidità e le tre componenti (direzione, verso e intensità) della velocità del vento. Vi sono poi diverse centinaia di stazioni che eseguono rilevazioni in quota (fino a 20-30 km di altezza) per mezzo di palloni sonda, e altre ancora che fanno uso del radar, installato a terra o montato su aeroplani.

Naturalmente le stazioni meteorologiche non sono distribuite in modo uniforme, in parte a causa dell’irregolarità della superficie terrestre, ma anche per il diverso grado di sviluppo delle varie nazioni. A questo stato di incompletezza rimediano in gran parte i satelliti meteorologici, che oggi sono in grado di analizzare l’andamento delle masse d’aria su tutta la superficie del pianeta e di trasmettere i risultati a terra in tempo utile.

Tutti i dati così raccolti vengono trasmessi ai vari centri e uffici meteorologici che fanno parte dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM), con sede a Ginevra. Per l’Europa è particolarmente importante il Centro europeo per le previsioni a medio termine (ECMWF) situato a Reading, presso Londra, che si avvale della collaborazione di 18 paesi tra i quali l’Italia. I dati di Reading vengono poi rielaborati dai diversi enti locali con l’aggiunta di altri dati raccolti nelle rispettive zone: in Italia se ne occupa il servizio meteorologico dell’Aeronautica militare

Ma allora perché ancora oggi può capitare che le previsioni del tempo siano sbagliate?
La realtà è che per dare indicazioni corrette sull’evoluzione futura, e quindi sul tempo che farà, i modelli fisico – matematici hanno bisogno di conoscere con precisione la situazione di partenza, ovvero il tempo che fa: purtroppo però la rete mondiale che raccoglie i dati, benché costituita da oltre 15000 stazioni, non è sufficiente a coprire tutta la superficie terrestre, e anzi vi sono vaste regioni, come i grandi deserti o le calotte polari, da cui praticamente non arrivano informazioni. Abbiamo cioè una pessima conoscenza del tempo che fa, e questo inevitabilmente influenza in modo negativo la possibilità di comprendere appieno il tempo che farà.

In aggiunta, nonostante i grandi progressi della scienza, ancora non siamo in grado di comprendere tutti i meccanismi che governano l’atmosfera, mentre quelli a noi noti sono descritti da formule talmente complesse che per ridurre il numero di calcoli si è costretti ad “alleggerirle”, eliminandone alcune parti, e ottenendo però in tal modo dei risultati approssimati. E sempre per ridurre il numero di calcoli si è costretti a schematizzare anche la geografia, in particolare appiattendo le montagne, la cui presenza aumenta notevolmente le difficoltà dei modelli: in questo modo però ci si scosta ancor di più dalla situazione reale.
Tutti questi problemi tra l’altro spiegano perché l’Italia sia uno dei paesi più difficili al Mondo in cui prevedere il tempo. Attorno alla nostra Penisola si trova difatti il Mar Mediterraneo, e più a sud il continente africano, tutte regioni in cui le osservazioni, e quindi i dati sul tempo che fa, sono scarsissime. Ma soprattutto l’Italia, chiusa a nord dalle Alpi e attraversata lungo tutta la sua lunghezza dall’Appennino, ha un territorio che è assai difficile da schematizzare e che per rendere possibile l’utilizzo dei modelli fisico-matematici deve essere notevolmente semplificato.

Adattamento da: Le previsioni del tempo – Sapere.it e Andrea Giuliacci – metereologo e climatologo

Per approfondire:

www.centrometeo.com

Le previsioni del tempo- Zanichelli on line

Le previsioni del tempo – Sapere.it

Andrea Giuliacci – metereologo e climatologo

 

 

 

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